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Rosh ha Shanà 5770
Il giorno di Rosh ha Shanà, secondo la tradizione rabbinica è conosciuto con il nome di Jom ha din – giorno del giudizio – che insieme a Kippur forma un periodo chiamato Jamim Noraim – giorni terribili.
Molte volte, nel corso degli anni, ho cercato di rivolgermi a Voi, ribadendo il significato dell'importanza assoluta di questo momento del calendario ebraico.
I nostri Maestri, attraverso i loro insegnamenti, cercano di imprimere nei nostri cuori quel sentimento fondamentale di appartenenza a tutto il popolo, che deve regnare in ognuno di noi, perché assolutamente ogni Ebreo ha nel proprio destino, quello di essere accomunato a tutto il resto del suo popolo. Non esiste un ebreo buono ed un ebreo cattivo, né uno religioso, ed uno laico, siamo tutti ebrei allo stesso modo, ma soprattutto, essendo una minoranza in mezzo agli altri popoli, veniamo additati come diversi dagli altri.
Questo è il nostro inesorabile destino da oltre tremila anni, ed è forse grazie a ciò, che nonostante i numerosi tentativi di sterminio, siamo ancora qui a far parlare di noi.
Essere ebrei è qualcosa che nessuno, se non noi stessi, riesce a comprenderne profondamente il significato, è un qualcosa che ci portiamo dentro da un lontano retaggio e che fa sì che colui che abita in India possa percepire in un angolo nascosto del suo cuore, un legame profondo, con l'ebreo del Canada.
Nella Parashà di Reè, brano che abbiamo letto qualche settimana fa, e che solitamente viene letto il sabato che precede il capo-mese di Elul, troviamo scritto:
“ Voi siete figli per il Signore vostro D-o” “.........poiché tu sei un popolo Kadosh -Distinto per il Signore tuo D-o e perchè il Signore ti scelse per essere per Lui un popolo tesoro fra i popoli di tutta la terra.”( Deuteronomio 14 vv. 1- 2)
Tutti gli uomini si sa, sono figli di D-o; quale è allora la differenza con il popolo d’Israele?
In questo passo biblico viene ribadito un concetto che già nel libro dell'Esodo, precisamente nel racconto della manifestazione Sinaitica - prima della promulgazione del Decalogo - viene espresso chiaramente da D-o: “il popolo ebraico è un popolo kadosh – diverso, ma anche santo” e segullà, termine che noi traduciamo superficialmente – “speciale possedimento” in realtà vuol dire tesoro. D-o considera il popolo ebraico un tesoro e, per quanto amato come un figlio dai propri genitori, si nel momento in cui si comporti male, viene punito, ma mai con un castigo pari alla colpa commessa.
Banim è detto – figli – e forse i figli di una stessa persona non sono fratelli?
Noi ebrei siamo fratelli fra noi, perché figli dello stesso padre; come è possibile che fra fratelli non corra buon sangue o addirittura ci si possa parlar male alle spalle?
In un'altra fondamentale parashà - Kedoshim - ( non a caso inizia con lo stesso termine Kadosh) è detto: “ lo telekh rakhil be 'ammekha” “ non camminare sparlando in mezzo al tuo popolo”
E' qualcosa di inaccettabile ed assurdo che fra ebrei possa vigere un simile comportamento!
Forse ciò che è accaduto durante la Shoà è stato dimenticato? Forse coloro che ci hanno fatto così tanto male hanno fatto distinzione fra “ebrei buoni ed “ebrei cattivi” o fra “ebrei ricchi” ed “ebrei poveri”?
Noi abbiamo il dovere di amarci nello stesso modo di come ci si ama tra famigliari, perché come
ammoniscono i nostri Maestri “ se non ci si rispetta fra noi, come possiamo pretendere di essere rispettati dagli altri? E quando gli “altri” ci mancano di rispetto, non fanno alcuna distinzione.
Quindi, cari amici, con l'avvicinarsi di questi “giorni terribili” cerchiamo di riflettere su questi concetti che sono alla base del rapporto fra esseri umani, tanto più tra noi Ebrei, perché solo questo è il comportamento che ci faciliterà anche il rapporto con il prossimo.
“ INNE' MA TOV UMA' NA'IM SHEVET ACHIM GAM JACHAD”
“ ECCO COME E' BELLO E COME E' PIACEVOLE ESSERE INSIEME TRA FRATELLI”
Queste parole ribadite dal Re Salmista nei suoi Tehillim, siano per noi un insegnamento imparagonabile ad altri e sia per noi il motto per la nostra vita!
Questa nostra Comunità, piccola, ma orgogliosa delle sue molteplici attività, ha ancora bisogno di tutti i suoi componenti, tutti e non soltanto di alcuni, che lavorino per essa senza dover demandare ad altri il proprio dovere, ognuno secondo quella che è la propria possibilità e non solo economica: ogni ebreo non è soltanto garante dell'altro, ma ha bisogno dell'altro per essere una comunità: il minian è composto da almeno dieci ebrei e non da nove “buoni ebrei”.
Soltanto facendo così e come i Vostri genitori e i vostri nonni fecero in tempi assai peggiori di questi, la Comunità potrà tornare al suo antico splendore.
Soltanto quando avremo compreso questo, potremo presentarci dinnanzi all'Eterno sicuri che ci concederà finalmente quella serenità che per secoli Gli abbiamo chiesto, soprattutto in questi giorni a Lui così cari.
Possiate essere benedetti insieme ai Vostri figli ed alle Vostre figlie e vedere il loro ed il Vostro bene presto e ai nostri giorni, amèn.
“Tikù le shanim rabbot ha banim im ha avot be dizzà uv zahalà”
“ Possiate meritare per molti anni di vivere i figli insieme ai padri con gioia e felicità”
Shanà Tovà va chatimà tovà
Rav Alberto Sermoneta
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