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Di Rav Alberto Sermoneta
Questo Shabbat leggeremo le due ultime parashot del libro di Shemot: Va iakel e Pekudè.
In queste due parashot noi troviamo il riepilogo dei lavori fatti per la costruzione del Mishkan che mostra come un buon ingegnere civile deve fare prima di inaugurare la sua opera; così Mosè fa davanti a tutto il popolo di Israel.
La parola Va Iakel, indica la riunione di tutto il popolo – KHEILA' è il termine che viene usato oggi per identificare una Comunità Ebraica, in quanto in essa sono contenuti tutti i suoi membri: uomini, donne, bambini e bambine.
Secondo la spiegazione di Rashì, questa parashà è stata data dopo il perdono per la colpa del vitello d'oro e quindi di Jom Kippur, essendo stato quello il giorno in cui il Signore ha perdonato Israele grazie alla magnifica opera di intercessione da parte di Mosè che aveva operato al fine di salvarli dalla totale distruzione.
Secondo un’altra spiegazione, essa fu pronunciata il giorno seguente Jom Kippur e questo per un motivo fondamentale, addotto dai nostri Maestri.
Il giorno di Kippur è un giorno particolare, unico nella sua specie in cui tutti gli Ebrei si ritrovano nelle Sinagoghe, essi si accalcano nel loro interno e tutti, digiuni e stanchi della giornata così importante, attendono trepidanti il suono dello Shofar che comunica il perdono da parte di D-o.
Il problema, sostengono i nostri Maestri, sta nel giorno seguente lo Jom Kippur, in quanto ognuno ritorna alle proprie abitudini e così facendo, dimentica presto il senso di unione di popolo che invece è forte nel giorno di Kippur.
È per questo che la parashà in questione inizia con la parola “va Iakel”, proprio per ricordare al popolo di ricordarsi che il valore dello Jom Kippur non dura soltanto per quell'unico giorno e quindi il popolo deve essere unito e mantenere la sua unità tutto l'anno che segue: solo così facendo potrà trovarsi lontano dalla colpa di 'Avodà zarà e quindi legato alle regole della Torà e all'osservanza delle mizvot.
Questa unione era simboleggiata dalla costruzione del Mishkan e quindi in seguito dal Bet Ha Mikdash e ai giorni nostri al Bet ha Keneset, l’unicità del Mishkan prima e del Bet ha Mikdash dopo eranoil simbolo della convergenza del popolo verso Israele e quindi il simbolo della sua unità.
«Ve 'asù li mkdash ve shakhantì betokham», “ facciano per me un Santuario e Io starò in mezzo a loro”, è detto all'inizio di tutta la vicenda della costruzione del mishkan, nella parashà di Terumà.
Il Mishkan e il Bet ha Mikdash avevano quindi la funzione, non di essere la Casa di D-o, ma un simbolo necessario al popolo affinché la presenza divina fosse perennemente in mezzo ad esso.
È così che termina la seconda delle due parashot, in quanto essa sottolinea l'importanza del Mishkan come ECHAD cioè unico, lo stesso aggettivo usato per definire l'assoluto monoteismo: A' Echad; quindi come D-o è unico, così il popolo di Israele, detentore della Torà, ha il dovere di essere un popolo, non solo unito ma anche unico, sia nella sua specie, sia per i doveri che egli nutre nei confronti dell'osservanza della Torà, delle sue mizvot, per procurarsi sempre la presenza della Shechinà in mezzo a sé.
Shabbat Shalom |