MILANO ALL’ INDOMANI dell’ apertura delle buste, la soluzione per Alitalia sembra tutt’ altro che vicina. Dei tre pretendenti, solo Ferrovie, spinta dal governo, sembra davvero a portata di mano, mentre Easyjet chiede un’ Alitalia ristrutturata, scenario non certo ben visto dall’ esecutivo, mentre Delta ha presentato solo una manifestazione d’ interesse non vincolante. I numerosi pretendenti preannunciati alla vigilia dal ministro Luigi Di Maio sembrano dunque volatilizzati. Nel frattempo, il calendario non fa sconti e il 15 dicembre si avvicina. È la data entro la quale la compagnia deve restituire il prestito ponte dello Stato da 900 milioni, più 100 di interessi, e l’ idea di convertirne una parte in azioni potrebbe finire nel mirino della Commissione Ue, per violazione delle norme sugli aiuti di Stato. È realistica l’ ipotesi di una proroga ASSUMONO quindi un peso rilevante le parole del sottosegretario leghista allo Sviluppo economico Dario Galli sulla possibilità di una proroga del prestito: «Credo di sì, da qui a dicembre credo possa cambiare poco, serve trovare con l’ Ue le modalità. Una persona che arriva e mette un miliardo sul tavolo la vedo improbabile», ha detto ieri Galli a Radio Anch’ io. «Tutti noi vogliamo bene alla compagnia di bandiera, non vogliamo svendere, ma d’ altra parte è finita da un pezzo l’ era che quando una compagnia ha un problema lo Stato ci mette i soldi», ha detto Galli. Secondo il sottosegretario, «l’ unico futuro possibile per Alitalia per evitare soluzioni drastiche che nessuno vuole» è «una partnership con un grande vettore di trasporto aereo che valorizzi le leve competitive, il valore del marchio». LE STESSE Ferrovie dello Stato, del resto, hanno messo come condizione per costituire una società la partecipazione di un primario vettore aereo. Qualora non si configurasse questo disegno, hanno ammonito, l’ offerta decadrebbe. Tra le possibili compagnie interessate si è mantenuta anche la Delta, che però ha messo sul tavolo una proposta non vincolante. «Noi continuiamo ad esplorare strade per lavorare con Alitalia e mantenere la nostra partnership nel futuro», spiegano dalla compagnia americana. «Alitalia è un partner di lunga data di Delta, facendo parte della nostra joint venture con Air France Klm». IL PIANO iniziale era la creazione di una Newco con una dotazione tra 1,5 e 2 miliardi, con il Mef azionista al 15% e altri soci istituzionali. Ora però Eni e Leonardo si sono sfilate e su Cdp è arrivato il niet delle Fondazioni. Sullo sfondo rimane quindi l’ ipotesi che venga formata una bad company, dove potrebbero confluire i 3 miliardi di debito dell’ attuale azienda. Questo preoccupa anche la Cgil, interessata ovviamente agli aspetti occupazionali: la cassa è stata prorogata per altri 5 mesi (fino al 23 marzo 2019) per 1.360 dipendenti (210 in meno rispetto alla cifra di partenza, 1.570). «Adesso – ha chiesto Susanna Camusso – alla luce delle offerte, il governo deve fare la propria parte». Sul piede di guerra invece i consumatori con il Codacons che invoca l’ Antitrust per il ruolo delle ferrovie nella partita. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

elena comelli