Il panico dell e-mail mancante

Ovvero: solitudine e disperazione di chi si sveglia un mattino scoprendo di non essere più collegato al pianeta Terra. Da leggersi con il selettore dell ironia su “ON”.

dalla Silicon Valley Roberto Delpiano [email protected]

Prologo

Kafka già lo racconta nella sua “Metamorfosi”: ti svegli un giorno, un giorno come tutti gli altri, e scopri di essere un grande insetto. Grande, tanto grande quanto tu eri la notte prima quando sei andato a dormire. Un bacherozzo di quasi 80 chili? Mamma mia!

È così. E di qui cominciano le angosce, le contraddizioni, il panico, la rassegnazione.

Questa è una storia che ho vissuto in prima persona, e voglio farne partecipe i miei pochi lettori perché anche a loro un giorno potrebbe capitare, e voglio che sappiano che hanno tutta la mia solidarietà. Ed il mio aiuto, se possibile.

I fatti nella loro cruda verità

Lunedì mattina. Come il personaggio di Kafka, mi alzo ignaro di quello che può essere successo. Sto facendo in questi giorni un piccolo lavoro di grafica che mando tramite Internet a spasso per l oceano verso l Italia (abito negli Usa, in piena Silicon Valley) che come sempre ha carattere di urgenza, e che sta procedendo verso la sua definizione.

Il fatto di accendere il computer, accedere prontamente ad Eudora, e non trovare nessun messaggio in arrivo, mi lascia un poco stranito: come è possibile, oggi niente SPAM? Neanche un messaggio del solito John Boyler su come spiare il proprio vicino di casa, oppure “fate l upgrade dell ultimo software Extensis”, “non ci credevo, ma in pochi mesi grazie Internet ho fatto soldi a palate! …” ed altre amenità del genere che finiscono regolarmente non lette nel cestino dei rifiuti.

Un poco come la porcheria cartacea che arriva giornalmente con la posta, solo che almeno così non si tagliano alberi per niente.

Possibile? Un Eudora vuoto di messaggi, nessun amico che mi scrive, lavori in arrivo, niente. Ma può capitare però. Non mi preoccupo più di tanto.

Poi giunge come una doccia fredda la telefonata del cliente, che da Torino, preoccupatissimo, mi dice che ha assoluto bisogno di comunicarmi delle cose, e che tutti i suoi messaggi e-mail vengono rifiutati dal mio POP. È panico.

Già l arrivo di una telefonata è sempre foriero di cattive notizie. E chi lo usa più il telefono? Per sentire mia madre, ogni tanto. Per il resto è relegato a qualche angolo nascosto della casa, solo lo ritrovo quando, mettendosi a suonare, rivela la sua presenza.

Panico. Mi premuro di rassicurare il cliente che tutto andrà a posto, e comincio freneticamente a mandare messaggi a tutti, molti a me stesso, CC, eccetera, in maniera da verificare come può essere successa una cosa del genere.

Niente da fare. Tutti i miei sforzi sono regolarmente ignorati. Sono isolato dal resto del pianeta.

Questa considerazione mi fa sentire ancora più solo, qui in terra straniera. Comincio a fare dei paralleli con il povero Marchese de Sade di cui sto leggendo la biografia in questi giorni, fatto imprigionare a vita dalla suocera, cui di volta in volta, per alterchi avuti con guardie carcerarie e vari capitani delle prigioni, venivano proibite e sequestrate carta e penna, suo unico contatto con la realtà fuori del carcere.

Ed allora cerco le alternative, un indirizzo gratuito su Bigfoot.com, su Netscape.net, su hotmail.com, insomma tutto quello che può servire per far sentire la mia voce. Sentirmi meno solo.

Durante la giornata dei messaggi da me spediti due giorni prima ritornano. Il trillo elettronico del campanellino di Windows 98 che mi annuncia che è arrivata posta mi illude una volta di più. Ma è un ennesimo rifiuto.

Passo al contrattacco: scambio di e-mail (tramite l indirizzo di emergenza che mi sono fatto a Hotmail.com) con il servizio assistenza del server in Maryland che gestisce il mio Web site e la posta, con la Networksolutions.com, che si occupa di gestire il nome del mio Web site ed il database relativo, che per un cambiamento di indirizzo mai effettuato mi ha mandato la fattura su un indirizzo e-mail oramai abbandonato da un anno, e quindi mai pagata. Che mi abbiano tagliato i fili perché non ho pagato i $35 dell abbonamento annuo? Aiuto, sto annegando.

Cosa avrebbe fatto Robinson Crusoé al mio posto? Segnali di fumo? Ma arrivano fino in Italia? e quando? E la mia amica che vive in Bangladesh e si occupa di cercare di fare ingrassare le vacche (quelle che danno il latte, non pensate male) di laggiù?

Ed il mio amico canadese con cui sto facendo uno scambio di un accessorio del sax?

E la ditta di San José, CA cui ho chiesto di essere assunto come Web designer part-time?

Quali opportunità sto perdendo e quali problemi stanno prendendo forma senza che io me ne renda conto? È panico.

Ecco a voi cari lettori un indicatore abbastanza interessante di come l utilizzo e-mail stia diventando per me (come per molti altri ormai) il mezzo essenziale per comunicare.

Rapido, economico, concreto, globale, molto meno invadente del telefono. Discreto inoltre. Ma anche che crea dipendenza, soprattutto quando l uso è anche lavorativo, oltre che di puro svago.

E così una intera giornata se ne va nel silenzio. Mi sveglio il giorno dopo: situazione immutata. Sono oramai alla rassegnazione. O meglio, se ne parla dopo pranzo. Ma che battaglia combattere ancora, contro questo nemico elettronico invisibile? Ah, cosa darei per un impiegato delle poste da fare sentire piccolo piccolo (ma tanto poi hanno sempre ragione loro lo stesso …) Ed invece…

Ma poi un trillo rassicurante, mentre cerco di nutrirmi forzatamente per superare la crisi: è arrivato un messaggio! Non lo apro neanche, tanto è la solita pubblicità inutile, ma bacerei lo schermo, Vuol dire che qualcuno mi ha trovato! dopo le oltre 36 ore di completo isolamento qualcuno ha passato la barriera elettronica dell indifferenza, e mi ha mandato il suo messaggio di “compra questo che è buono …”. Il sole ritorna sulla mia tastiera, le nuvole di angosce passate e future si allontanano dalla mia testa, mi sento di nuovo parte della grande comunità.

Oggi: ricevo continuamente messaggi più o meno inutili e fastidiosi. Aste elettroniche, siti porno, barzellette mai richieste, ma non importa.

Dio, se tu esisti, non mi mettere più alla prova con una tortura così totale come l esclusione dal grande computer del Creato. Prometto, non mangerò più la mela proibita, mi accontenterò delle ciliegie alla grappa. Sarò buono, se è il caso mi faccio pure l abbonamento ad America On Line.

“Oh Lord won t you buy me a 56K modem fax…”

Sto derapando, ho subito danni permanenti una buona giornata a tutti.