giovedì 28 ottobre 2004, ore 20.04

All’Ascom gli 007 di Billè

Già responsabile della sede di Guastalla e poi direttore provinciale dal 1999, Luigi Leoni fu messo alla porta da una delibera votata dalla Giunta provinciale della Confcommercio il 29 luglio. L’11 agosto dagli uffici di via Roma uscì la lettera che comunicava a Leoni la risoluzione del rapporto di lavoro. Un provvedimento che l’ex direttore ha impugnato il 23 agosto davanti alla Direzione provinciale del lavoro.

La cacciata di Leoni fu rivelata da Telereggio l’8 settembre scorso. Il presidente dell’Ascom Paolo Ferraboschi spiegò che alla base del provvedimento c’erano soltanto valutazioni sulla ‘gestione della struttura associativa’ e sulla ‘qualità della cooperazione con gli organi sociali’.

Ora però emerge un fatto nuovo. Il 30 luglio, cioè il giorno dopo la delibera di sospensione di Leoni, in via Roma arrivò una raccomandata firmata dal presidente nazionale della Confcommercio Sergio Billè. Nella lettera Billè, con riferimento all’Ascom di Reggio, parla di una ‘situazione di carenza sul piano amministrativo, organizzativo e gestionale’ che determina la ‘compromissione dell’operatività’ dell’associazione. Il presidente nazionale parla di ‘danno, sia sul piano associativo, sia in termini di immagine’ e delle ‘gravi conseguenze’ che potrebbero derivarne.

La decisione presa a Roma è forte: la nomina di una sorta di commissario, il presidente regionale Pietro Blondi, affiancato da Giuseppe Morciano, che lavora alla direzione nazionale della Confcommercio. Il loro mandato: ‘esaminare in modo particolarmente approfondito la situazione’ dell’Ascom di Reggio e ‘individuare tutte le iniziative idonee a sanare le inefficienze rilevate’.

Nell’atto di impugnazione, Leoni sostiene di essere stato cacciato a causa ‘dell’attività effettuata per denunciare ai vertici dell’associazione situazioni gravemente lesive degli interessi’ dell’Ascom. Pare dunque di capire che l’ex direttore si sia rivolto direttamente a Billè e che la nomina degli 007 Blondi e Morciano sia la conseguenza delle sue denunce. Se è così, la decisione del presidente nazionale non è servita a salvare Leoni.

Gabriele Franzini